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Per il mondo salesiano Chieri ha un’importanza grandissima.

Giovanni Bosco, infatti, dal 1831 al 1841, vive qui gli anni fondamentali della formazione culturale e della realizzazione della vocazione sacerdotale. Sono anni segnati da grandi fatiche e povertà. Giovanni Bosco per poter affrontare gli studi si trova a vivere in condizioni molto disagiate e ad affiancare sempre lo studio al lavoro: fa il barista, il sarto, il calzolaio, il panettiere, il maniscalco, il falegname. Impara così tanti mestieri che potrà poi insegnare ai ragazzi che ospiterà all’Oratorio di Valdocco. La forza di non arrendersi di fronte alle difficoltà gli viene dall’ideale da raggiungere; dalla fede; dall’amicizia. La chiarezza sull’ideale da raggiungere Giovanni la porta in cuore fin dal sogno fatto all’età di 9 anni: il Signore lo chiama ad essere prete per i ragazzi. La sua fede in questi anni si irrobustisce nella preghiera; nella celebrazione quotidiana dell’Eucaristia; nell’amore filiale a Maria. L’amicizia caratterizza lo stile dei suoi rapporti con tutti: fonda tra i suoi compagni la “società dell’allegria”; diventa amico con l’ebreo Giona e lo prepara a ricevere il Battesimo; instaura rapporti di cordialità e stima con i professori della scuola Pubblica e poi del Seminario; aiuta il sacrestano del Duomo nello studio del Latino perché possa realizzare il suo sogno di diventare prete; condivide in profondità il cammino spirituale con Luigi Comollo.
Ogni anno centinaia di Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, Cooperatori, giovani e simpatizzanti, provenienti da tutto il mondo, vengono a far visita ai luoghi che hanno accolto don Bosco studente e seminarista e che ancora oggi conservano il sapore del passaggio di un Santo.

Alcuni tra i luoghi più significativi:

Il Caffe’ Pianta

Nell’anno scolastico 1833-34 Giovanni abita presso il caffè Pianta in via Palazzo di Città n° 3. Giovanni pulisce i locali al mattino, prima di andare a lezione, e passa le ore serali a servire al bar e alla sala del bigliardo. In cambio il Signor Pianta gli offre una minestra due volte al giorno e l’alloggio: un sottoscala, visibile anche oggi, nel passaggio tra il caffè e la sala del bigliardo dove c’e posto solo per un pagliericcio da cui escono i piedi. Qui Giovanni, a tarda sera, si ritira per studiare e dormire.

Sant_AntonioChiesa di Sant’Antonio

Alla chiesa di Sant’Antonio, Giovanni Bosco realizza in piccolo il suo grande sogno, “Fare qualcosa per i ragazzi” e crea la “Società dell’allegria”. Raccoglie così attorno a sé un bel gruppo di ragazzi a cui fa animazione, portandoli al bene e all’adempimento degli impegni cristiani e di studio.

Il Seminario

Giovanni Bosco in questo Seminario trascorre sei anni. Tra studi, preghiera e riflessione giunge finalmente al grande traguardo: essere Sacerdote. Qui cresce in lui, diventando sempre più chiara, la convinzione che la sua vita, sull’esempio di quella di Gesù Buon pastore, dovrà essere tutta consacrata alla salvezza dei giovani.
Nel cortile interno si può vedere la meridiana su cui Giovanni Bosco avrà sicuramente letto più di una volta: “Per chi è triste le ore sono lente, sono veloci per chi è allegro”. Una lapide posta in un corridoio ricorda l’apparizione di Luigi Comollo, morto il giorno prima, all’amico Giovanni.

sanfilippoChiesa di San Filippo

Negli anni del seminario ogni mattina Giovanni Bosco, invece di andare con i suoi compagni a colazione, raggiungeva, attraverso la sacrestia, la Chiesa di san Filippo per poter fare la Comunione. All’epoca, infatti, era consentito comunicarsi solo alla domenica. Don Bosco dirà: “Con questo mezzo ho potuto frequentare assai più la santa comunione, che posso chiamare a ragione il più efficace nutrimento della mia vocazione”.

duomoIl Duomo

All’altare della Madonna delle Grazie, nel Duomo, Giovanni Bosco studente veniva a pregare ogni giorno, per chiedere a Maria la grazia di realizzare la propria vocazione. Qui, divenuto sacerdote, verrà a celebrare la sua quarta Messa.

 Maddalena Morano (Beata)

Nasce il 15 novembre 1847 a Chieri (in una casa corrispondente oggi al n°11 di Via Vittorio). Papà Francesco ha un negozietto di stoffe e mamma Caterina lavora al telaio. Ma gli affari vanno male e la povertà è grande.
Nel 1850 la famiglia Morano emigra a Buttigliera, il paese dei nonni. Qui nel 1855 la morte si porta via il papà e un mese dopo la sorella più grande, Francesca, di quasi 18 anni. Mamma Caterina vive giorni tremendi: si trova con quattro figli, tra i 10 anni e i 16 mesi, affidati soltanto al suo lavoro. Ritrova coraggio nell’affidarsi al Signore e riprende a lavorare instancabilmente al telaio. Maddalena ha 8 anni.
Terminata la seconda elementare le piacerebbe tanto continuare a studiare, ma per aiutare la mamma lascia la scuola e inizia a trascorrere le sue giornate al telaio. Ripete spesso: “ Mamma, io ti aiuterò tanto tanto!”.maddalenamorano
Un cugino della mamma, don Francesco Pangella, si accorge però che Maddalena deperisce, perde anche la voglia di giocare. Il sacerdote interviene in modo discreto e deciso: porta libri e quaderni e un contributo in denaro perché Maddalena possa tornare a scuola.
La maestra è molto soddisfatta di lei e le affida il compito di aiutare le bambine più piccole che si affezionano subito alla “maestrina”. Lei si sente felice e pensa: “Sarebbe bello fare la maestra”.
Quando Maddalena ha solo 14 anni viene assunta come maestra nella piccola scuola materna parrocchiale. In casa Morano entra finalmente uno stipendio, modesto ma sicuro.
Intanto, nel tempo libero, Maddalena studia per conseguire il diploma da maestra. Al termine degli studi le viene offerto il posto come insegnante nella scuola elementare di Montaldo Torinese. Qui, nei primi mesi, Maddalena vive un’esperienza nuova che la sconcerta: si sente rifiutata perché “forestiera”. Trova presto la soluzione che userà per tutta la vita: si mette a vivere totalmente per i bambini con bontà serena, attenzione affettuosa per tutti, vivacità e allegria. I bambini le si affezionano subito, e dietro a loro vengono le mamme, le famiglie, il paese intero che per 12 anni la venererà come la “signora maestra”. A trent’anni Maddalena, dopo lunghi e rigidi risparmi, riesce a comprare a Buttigliera una casetta con un orto e una vigna da “regalare” alla mamma. Ha così realizzato un sogno della mamma, può ora dedicarsi al “suo sogno”, quello che custodisce nel profondo del cuore dal giorno della sua Prima Comunione: essere tutta di Dio nella vita religiosa, continuando ad essere educatrice. In un incontro provvidenziale con don Bosco scopre che questo sogno può essere realizzato nell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice sorto da pochi anni a Mornese per l’educazione delle ragazze.
Il 15 agosto 1878 Maddalena è accolta nell’Istituto da Madre Mazzarello e inizia la preparazione alla vita religiosa.
Nel giorno della Professione religiosa, il 4 settembre 1879, chiede al Signore la grazia di “rimanere in vita finché non abbia completato la misura della santità”. E per Sr. Maddalena la santità consiste nel non appartenersi più, realizzarsi nell’amore come educatrice.
Nel 1881 è inviata in Sicilia, la terra che diventerà la sua “patria del cuore”. Volgendo, come lei diceva, “uno sguardo alla terra e dieci al cielo”, apre scuole, oratori, convitti, laboratori in tutta l’isola.
Il 26 marzo 1908 chiude a Catania una vita piena di coerenza.
Nella stessa città, il 5 novembre 1994, Giovanni Paolo II la proclama beata, riconoscendo in lei “uno spiccato talento pedagogico che l’ha resa trasparenza di Dio e prolungamento di Don Bosco e Madre Mazzarello nella bella terra di Sicilia”.

Maddalena Morano ci dice

Vedi com’è grande, immenso il mare?
Più grande, immensa è la bontà di Dio.
Ricordati che fa molto chi fa poco e anche niente, ma fa quel che Dio vuole.
Fa’ verso gli altri tutti gli atti di delicatezza che vorresti ricevere.
Ama il Signore semplicemente.
Pensate come avrebbe pensato Gesù.
Pregate come avrebbe pregato Gesù.
Agite come avrebbe agito Gesù.
Signore, voi sapete che il mio Paradiso è fare la vostra volontà.
Chiedi la grazia di portare in pace ogni giorno la tua croce.
L’allegria è il mezzo indispensabile per educare.
La vera allegria è fonte di bene.
Quando si tratta di fare il bene:
“Costi quel che costi!”